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Il sito della scrittrice Anna Maria Funari

Giovedì, Settembre 21, 2017

I miei Racconti


UNA NOTTE PER CAPIRE
 
Quel mattino Steve era andato a letto tardi; era stato in giro fino alle quattro per procurarsi un po’ di roba; dopo tanto vagare, era riuscito a trovarla ma si era dovuto rivolgere ad un altro spacciatore, visto che il suo fornitore abituale era stato beccato dalla Polizia; l’aveva anche pagata più cara, ma aveva bisogno di sapere di averla a disposizione in qualunque momento avesse voluto.
Poi se n’era andato a casa, costeggiando i vicoli bui, e passando per il vialetto che dava sul retro, dov’era il garage. Si era seduto sui gradini della porta di servizio e aveva guardato in alto, verso le finestre, per controllare che non vi fossero luci e non era restato un gran che deluso nel constatare che la casa era avvolta dal buio.
Steve si drogava già da qualche anno, da quando sua madre era morta e suo padre, dopo solo qualche mese, si era risposato.

Leggi tutto: "Una notte per capire" (1985)

piazza navona

Era la vigilia di Natale e Marco girovagava per le vie della sua Roma, affollata più del solito; la gente si affannava nelle classiche compere dell’ultimo minuto e tutti sembravano impazziti.
Si soffermò per un momento davanti ad un negozio di alimentari; nella vetrina, in bella vista, c’erano dolci di tutte le varietà e piatti natalizi provenienti da ogni angolo d’Italia.
Marco li osservò e si rese conto che di alcune di quelle delicatezze non conosceva neppure il sapore.
Per lui il giorno di Natale era come qualsiasi altro, un giorno in cui, al pari degli altri 364, aveva qualche difficoltà a procurarsi un pezzo di pane. E dire che per tanta gente, Natale era solo un’occasione unica per mangiare ben oltre il necessario e per togliersi magari un costosissimo “sfizio”.

autostrade

Essere svegliati alle tre di notte è una cosa piuttosto seccante, ma era esattamente ciò che stava succedendo a Josh Turner, agente della “Narcotici” di S.ta Monica, il cui telefono squillava senza tregua.
- Chi cavolo rompe, a quest’ora? - mormorò il poliziotto, accendendo la luce, con gli occhi ancora chiusi e stropicciandosi la faccia per cercare di svegliarsi - Chi è ? - ringhiò seccato, alzando la cornetta.
- Turner?! L’abbiamo beccato! Vieni immediatamente alla Centrale. Di volata, chiaro? - tuonò una voce dall’altra parte che, senza ammettere repliche, interruppe la comunicazione.
- Il diavolo vi porti! - commentò Josh, tirandosi a sedere sul letto; si sforzò di riordinare le idee, per la verità piuttosto confuse, poi guardò il suo cane, accucciato sul letto.
- Ha svegliato anche te, eh? - gli chiese, indicando il telefono. La bestiola risposte con un leggero guaito - Continua pure a dormire, tu che puoi ... e fai un pisolino anche per me. - aggiunse, alzandosi e dando una carezza al suo compagno. Si vestì in fretta e si avvicinò alla finestra: il termometro stava poco più su dello zero.
- Questo freddo non finisce più. - mormorò prendendo da una sedia il giubbotto - Non ci sarà primavera, quest’anno, se continua così!

Leggi tutto: Cielo di California (1986)

lupo

Il fuoco del camino riempiva la stanza di una luce irreale, soffusa e il crepitio delle fiamme riempiva il silenzio in cui la vecchia capanna era sprofondata.
Era stata una dura quanto inutile giornata di caccia e ora la notte avvolgeva il mondo in un abbraccio che rendeva tutto uguale. La neve fioccava lenta, giocando tra i refoli di vento che scuotevano lievemente gli abeti e lui se ne stava là, in piedi, dietro ai vetri della finestra, a rimirare quella strana danza.
Guardò il camino. Rabbrividì, stringendosi nel giubbotto imbottito e andò a gettare un ciocco tra le fiamme. Nella legnaia i cani uggiolavano sommessamente abbandonandosi nelle braccia del sonno.
In un angolo buio, si levava il sordo russare dell’indiano che l’aveva guidato lungo i sentieri della montagna alla ricerca della sua preda.
Si rannicchiò vicino al fuoco, restando per un po’ a fissare il dimenarsi irregolare delle sue lingue saettanti fino a quando, ipnotizzato, chiuse gli occhi arrendendosi alla stanchezza. La notte passò tra ombre e luci di sogni e illusioni; comunque troppo in fretta. Un violento scrollone lo destò nella parte migliore del riposo. Mugugnò qualcosa senza molto senso.

 

Unicorno

Lo splendido cavallo sembrava sfiorare l’erba novella del prato col suo passo leggero. Sulla sella, con portamento fiero e nobile, la giovane Gwen cavalcava come un uomo.
La figura minuta, abbandonate le vesti ricche e ingombranti, era racchiusa in confortevoli abiti da cavaliere; i lunghi capelli neri dai riccioli capricciosi erano trattenuti dietro la nuca da un laccio e le mani, apparentemente più avvezze all’arte del ricamo che non a quella dell’equitazione, stringevano forti e sicure le redini, mantenendo con la bocca dell’animale un contatto morbido e costante.
La accompagnava Aran, un giovane giunto da qualche tempo al castello di suo padre, dove aveva trovato lavoro come stalliere; da lui aveva udito il fantastico racconto di una valle in cui, indisturbato, viveva uno splendido Unicorno.
Tanta e tale erano state la sua curiosità e la sua insistenza che, alla fine, il giovane aveva capitolato lasciandosi convincere a condurla in quel posto incantato.
valigia

Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato questo momento: certo, speravo non in una fase così delicata della mia vita.
Tant’è che ora sono qui, a cercare di preparare il bagaglio per il mio viaggio, l’ennesimo; forse il più lungo, se lo vogliamo vedere da un certo punto di vista. Non sono certissimo di volerlo fare ma ormai la decisione è presa; non si torna più indietro.
Apro l’armadio e tiro fuori una valigia bianca; strano, non ricordavo neppure di averla. E’ bella, con le chiusure a scatto dorate e lucidissime e anche il colore, perfettamente integro e immacolato, mi dà l’esatta misura di quanto poco io l’abbia usata.
E’ strano… è la prima volta che mi trovo in difficoltà nel prepararla!
Butto un’occhiata sul cassettone; ci sono delle camicie candide e fresche di bucato, stirate e ben piegate. Ne prendo due, basteranno sicuramente. Poi… si, mi serviranno dei pantaloni e dei calzini, della biancheria; forse anche un pullover. Meglio essere prudenti visto che nessuno si è dato la pena di avvisarmi sul tempo che farà.


Da bambina ci ero venuta centinaia di volte qui al paese. E ricordo come, ad un certo punto, mi era anche venuto così a noia da non poterlo neppure più sentire nominare.
Amandola, un piccolo borgo a ridosso quasi dei Monti Sibillini.
I muri medievali e l’arco di ingresso su cui campeggiava un enorme orologio erano gli ultimi baluardi dell’antica cinta muraria della città. Cozzava la vicinanza dei vecchi portici con le costruzioni moderne che si spalmavano lungo il viale verso i monti, verso il vecchio cimitero, che concludeva la sua lunga corsa davanti al Santuario mariano dell’Ambro.
Si, da piccina ero arrivata quasi a odiare quel posto dove venivo forzatamente portata, a mo’ di pacchetto postale, per andare a trovare parenti di cui all’epoca non conoscevo né nomi, né volti.

Leggi tutto: Profumo di pane (2015)



C’è una splendida casa, sopra la collina, che si affaccia sul panorama dei monti Sibillini
 e del fiume Tenna che scorre là sotto, in basso, nel folto del bosco.
E’ una casa antica, di mattoni chiari e pietra, con le porte ancora in fascioni di legno scuro con i battagli di ferro battuto e gli anelli dove si legavano gli animali infilati nel muro.
“1884”… un mattone sopra l’arco della porta ricorda quanto tempo sia passato dalla sua costruzione.
Tutto intorno è verde, sole, fiori… l’estate è esplosa da qualche tempo e il chiocciare delle galline fa a gara con il cinguettio dei passeri e lo zirlare dei merli. E’ un angolo di paradiso, che sa di buono, di pane, di casa.
La strada che sale è accompagnata dai castagni sui cui tronchi si inseguono, in un giocare infinito, gli scoiattoli neri. Piccole macchie appena percettibili là dove i rami e le foglie sono più fitte.
Nel silenzio delle ore più calde, solo le cicale fanno da sottofondo al lento scorrere del tempo. Di notte mille lucciole saettano nell’oscurità e i gufi nascosti tra le foglie degli alberi bubolano sommessamente.
Sul prato si ergono due abeti. Tra i rami carichi di pigne, si distinguono nettamente quelle scure, ormai prossime alla caduta, e quelle verdi delle due generazioni che seguiranno;  una di coni chiusi ermeticamente e l’altra di gemme di un verde più tenue. La natura segue il suo corso e l’abete mostra i suoi frutti così come un soldato orgogliosamente porta le sue medaglie.

Leggi tutto: 6.2 (2016)

ostacolo
I cavalli erano sempre stati la mia passione. Con loro c’era un rapporto speciale, di reciproco rispetto e di fiducia.
Forse era per questo che con me erano tranquilli anche quelli più riottosi ed intrat-tabili.
Avvicinandoli, mostravo loro le mani aperte, magari con un pezzo di carota o di pane per fargli capire che non avevo cattive intenzioni.
Loro sembravano comprenderlo; avvicinavano le labbra vellutate alle mani, annu-savano rumorosamente ciò che c’era sopra, poi con una delicatezza infinita lo prelevavano solleticandomi i palmi.
Spesso quasi sembravano rubare ciò che offrivo per poi ritirare velocemente la te-sta, restando a guardarmi come dei monelli, con i grandi occhi vivaci, le orecchie ben dritte e in avanti e il pezzo di cibo mantenuto tra i denti, sporgente, quasi a chiedere “E ora... posso mangiarlo?”

Leggi tutto: L'ultimo ostacolo (2007)

donna 

Era buia la stanza; solo una fioca luce vespertina entrava dalla finestra e illuminava debolmente una donna seduta a un tavolo.
La figura minuta appariva emaciata e quasi spaurita; il volto portava i segni evidenti di lividi giallastri e violacei e percosse recenti. Fissando un punto indefinito nel muro davanti a sé, si fregava nervosamente le mani nascondendole alla luce; lo sguardo fisso tradiva l’attesa.
Finalmente una porta s’aprì, lasciando scivolare nella stanza un individuo che restò misteriosamente in penombra; piano andò poi a sedersi di fronte alla donna.
- Stai tremando… - disse il nuovo arrivato – nervosa?
La voce, calda e avvolgente, sembrava volerla rassicurare; smise di strofinarsi le mani appoggiandole sulla scrivania.
- No, non sono nervosa. – la voce era insicura – E’ che… non pensavo che fosse così…

Leggi tutto: Ego Te Absolvo (2016)

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