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Il sito della scrittrice Anna Maria Funari

Giovedì, Luglio 27, 2017

Ego Te Absolvo (2016)

donna 

Era buia la stanza; solo una fioca luce vespertina entrava dalla finestra e illuminava debolmente una donna seduta a un tavolo.
La figura minuta appariva emaciata e quasi spaurita; il volto portava i segni evidenti di lividi giallastri e violacei e percosse recenti. Fissando un punto indefinito nel muro davanti a sé, si fregava nervosamente le mani nascondendole alla luce; lo sguardo fisso tradiva l’attesa.
Finalmente una porta s’aprì, lasciando scivolare nella stanza un individuo che restò misteriosamente in penombra; piano andò poi a sedersi di fronte alla donna.
- Stai tremando… - disse il nuovo arrivato – nervosa?
La voce, calda e avvolgente, sembrava volerla rassicurare; smise di strofinarsi le mani appoggiandole sulla scrivania.
- No, non sono nervosa. – la voce era insicura – E’ che… non pensavo che fosse così…


- Shhhhhhh!  - l’uomo si appoggiò l’indice sulle labbra – Nulla è mai come viene dipinto.
Solo la mano di lui emerse alla luce, mentre con tenerezza andò a sollevarle un poco il mento.
- Che ti è successo? Cosa sono questi lividi?
- Nulla! – con uno scatto ritrasse il volto – Sono caduta… avevo la spesa e non ho fatto in tempo a ripararmi con le mani.
- Ah… capisco! – il tono si fece sottilmente ironico – Succede spesso, lo so. Sono molte le donne a cui capita di cadere per le scale o di sbattere sugli spigoli. Vedi? – mostrò alcune fotografie – Questa è Simona… ha battuto contro lo stipite della porta. Ma ha sbattuto così forte che si è fratturata lo zigomo. Questa invece è Antonietta. E’ caduta per le scale, si è rotta le costole. E questa…
- Basta! – lo interruppe con uno scatto d’ira – Io non sono loro. Io sono Lucia… LUCIA! HAI CAPITO????
- Si si… ho capito. – l’uomo mise via le fotografie – Forse hai frainteso il mio gesto. Lo so che tu non sei come loro. Ti va di parlare d’altro? – la donna annuì.
Un breve momento di silenzio scese tra loro, mentre fuori la sera scendeva inesorabile accompagnata da un ultimo pigolare di passeri.
- Hai marito?
- Si.
- Posso chiederti cosa fa? E come va tra voi? – l’uomo estrasse dalla giacca un libricino e una matita argentea.
- Marco lavora per un’azienda importante. – sorrise appena – Quando ci siamo sposati eravamo giovanissimi… avevamo poco più di vent’anni. Forse troppo pochi per una scelta così importante, forse non ci conoscevamo neppure così bene. Però siamo stati felici e… dopo qualche anno è nato Alessio. Marco aveva voluto aspettare di avere una certezza economica per poter dare ad un figlio il meglio di tutto ciò di cui aveva bisogno. – la donna tacque per un attimo, mordendosi il labbro inferiore.
- E poi?
- E poi… Alessio assorbiva ogni attimo della mia giornata. Marco lavorava fino a tardi, ogni giorno di ogni settimana di ogni mese… di ogni anno. Spesso anche nei week end. Lo trascurava… non aveva mai tempo per lui… e neppure per me. Fino a che… - titubò, mentre il suo interlocutore restava in silenzio ad aspettare – un giorno Dio si è preso il nostro bambino.
- Come?
- Una malattia che non ha lasciato scampo… è stato un fulmine a ciel sereno che ha sconvolto la nostra vita.
- Devo pensare che tutto questo abbia rappresentato un grave motivo di frattura tra voi? Vi siete allontanati, dunque.
- Non è esatto dire che ci siamo allontanati. Forse non siamo mai stati realmente vicini. – una lacrima scese sul viso pallido e la donna la asciugò con un gesto frettoloso mostrando così la mano candida sporca di sangue.
- Ti sei tagliata, cadendo? – chiese ancora il suo interlocutore. La voce calda, suadente, era come un abbraccio che la avvolgeva e Lucia si sentiva protetta, in pace.
- S.. si... – balbettò – c’erano delle bottiglie nelle buste… si sono rotte e… - agitò imbarazzata le mani – questo è il risultato.
L’altro si alzò e, continuando a restare fuori dal cono di luce che la inondava, camminò nervosamente avvicinandosi ad una finestra.
- Ah! Queste scale! – sibilò in un soffio – E tuo marito cosa ti ha detto? Non ti ha portato al pronto soccorso vedo.
- Marco si è arrabbiato. – la donna scoppiò in un pianto dirotto, che non riusciva più a trattenere – Mi ha detto che sono una stupida. Che non valgo niente; né come donna… né come madre. Mi ha sputato in faccia che non mi ha mai amato, che sposarmi è stato il più grande errore della sua vita. – singhiozzò rumorosamente – E poi…
- E poi? – insisté l’interlocutore, avvicinandosi appena e, con un gesto affettuoso, portò la mano verso la testa di lei; la accarezzò con un gesto paterno e amorevole.
- E poi… ha cominciato a picchiarmi; non sapevo come proteggermi.
- E tu cosa hai fatto?
- Cosa potevo fare? Avevo il sangue che colava dal naso, dalla fronte… dalla bocca!
La figura s’avvicinò ancora un po’ a lei. Un braccio infilato nella manica di una giacca chiara le cinse le spalle.
- Cos’hai fatto? – ripeté mentre, con delicatezza, le prese le mani insanguinate portandole verso la luce.
- Non ho avuto il tempo di fare niente… ha ucciso la mia anima… e se ne è andato.
Il pulviscolo danzava lieve nel fascio di luce della lampada.
- Non si può uccidere l’anima.
La donna chinò il capo, si alzò e andò a piazzarsi di fronte a quella figura che ora rivelava tratti maschili. Un viso buono, indulgente; il viso di un padre il cui sguardo comprende e consola.
- Vedi… - bisbigliò Lucia – quando Marco è tornato a casa… ero già insieme ad Alessio… non poteva più dividerci ormai! – tese una mano verso il buio e il bimbo apparve, col suo passo incerto e intimorito e il visetto tondo  che le sorrideva – Ho commesso il peccato peggiore che una donna possa fare: non l’ho denunciato. Ho lasciato che sfogasse su di me la sua rabbia e la sua frustrazione. Ho lasciato che il suo dolore divenisse violenza quotidiana. Ho lasciato che… divenisse carnefice di se stesso mentre mi colpiva.
L’uomo tornò verso la porta da cui era entrato, spalancandola. Una luce irreale ruppe le tenebre e un odore di fiori si sparse nell’aria.
- Per quello che chiami il tuo peggior peccato… Ego te absolvo, figlia mia. Non hai nessuna colpa; a nessun uomo è consentito di fare quello che ha fatto Marco. Davanti alla giustizia degli uomini, ha perso la libertà e la sua famiglia, ma dinanzi a Me… ha perduto qualcosa di più grande e sacro: la sua anima.
Si fece lentamente da parte, lasciando il passo a Lucia e al bambino. Quindi al suo passaggio, la porta si richiuse… divenendo nuovamente muro.

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2016, il racconto si classifica al 3° posto al "Concorso Lettere e Caffè - 1^ edizione"
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